Vince i premi del Pubblico e della Giuria Artistica la compagnia Anomalia Teatro con lo spettacolo ERA MEGLIO NASCERE TOPI.

Lo spettacolo Era meglio nascere topi, nell'intento di indagare su una delle forme più attuali, diffuse e insieme più radicate di pregiudizio sociale, quella contro i Rom, affronta la questione con ironia e coraggio, artistico e umano, mettendo lo spettatore nella condizione di specchiarsi in comportamenti linguistici e sociali che spesso, anche nelle loro forme più accettate, nascondono la tenace persistenza della diffidenza e un inquietante sfondo di ignoranza. Pertanto lo spettacolo interpreta al meglio la "mission" di CrashTest Festival 2019, Futuri Voli: quella di un teatro che si immagina in volo sulle sordità del quotidiano, non come gesto estetico isolato, ma come fatto condiviso, dunque sociale.

regia Amedeo Anfuso
con Marco Gottardello e Debora Benincasa
drammaturgia Debora Benincasa
scenografia Andrea Gagliotta
costume Andrea Portioli
compagnia Anomalia Teatro

 

Una rete che separa i giusti dagli altri. Ma chi sono gli altri, e chi siamo noi per gli altri? Era meglio nascere topi chiede di deporre le armi e scoprire se un uomo può ancora definirsi senza nominare l'oggetto delle sue paure.

Alessandra Pace, giuria critica Crashtest 2019

 

Che il teatro fosse amorale e allergico al politically correct già si sapeva e, in verità, Anomalia Teatro si limita ad aderire a tale tendenza. Con "Era meglio nascere topi" la compagnia torinese descrive in modo molto realista, e senza lesinare brutalità, il sentimento di disprezzo verso il popolo rom, capro espiatorio di paure e frustrazioni inespresse e di imperitura memoria. Gli attori, nelle figure di Marco Gottardello e Debora Benincasa, sono i portavoce di una comunità animata dall'odio e offrono, con la sagacia tipica della gag comica, spunti di riflessione sulla deriva razzista contemporanea e su discriminazioni vecchie e nuove

Giulia Sanna, giuria critica Crashtest 2019

 

Anomalia teatro tratta il tema della discriminazione dal punto di vista dei discriminatori, che sono i “padroni di casa”, gli autoctoni. Lo spettacolo all’inizio suscita la risata, che muore in gola a chi si riconosce. Oppure no. La verità è che tutti abbiamo un “lato oscuro” e tutti siamo responsabili di azioni poco nobili. La messa in scena restituisce l’immagine del popolo che sventola credenze religiose, professandosi non razzista e divulgando credenze comuni, che risuonano familiari alle orecchie degli spettatori. Uno spettacolo efficace ed intelligente, che arriva al punto.

Marta Zannoner, giuria critica Crashtest 2019

 

 

 

 

regia Claudio Zappalà
con Chiara Buzzone, Federica D'Amore, Totò Galati, Roberta Giordano, Claudio Zappalà
compagnia Barbe à Papà Teatro

Babele è il grido generazionale di una comunità in movimento che viaggia al ritmo serrato di una performance senza pause di riflessione, e trascina gli occhi dentro l'ebbrezza della scoperta e nel conforto di un corpo unico in cui ritrovarsi.

Alessandra Pace, giuria critica Crashtest 2019

 

Barbe à Papà Teatro porta in scena "il coro di Babele" offrendo allo spettatore una miscellanea di situazioni che hanno come comune denominatore quello della costrizione degli individui lontano dai luoghi d'origine. Per quanto l'impressione sia talvolta quella di confondere situazioni che non si dovrebbero mai nemmeno paragonare, colpiscono l'entusiasmo e il ritmo incalzante con cui questa giovane compagnia ha proposto la sua performance. La chimica tra loro la si percepisce a pelle ed è l'amalgama che perdona gli scivoloni di un titolo non troppo confacente o gli stereotipi strappa consensi. Lo spettacolo funziona perché attuale, dinamico, con coreografie quasi da musical e innegabilmente tocca nervi scoperti, già di per sé infiammati dai bombardamenti mediatici sui popoli o singoli individui in fuga.

Giulia Sanna, giuria critica Crashtest 2019

 

Un ritmo incalzante e una grande sintonia di gruppo sono i principali pregi dello spettacolo della compagnia Barbe à papà, che tradotto dal francese significa zucchero filato. E proprio come questo alimento, i cinque membri della compagnia sono colorati e leggeri. Hanno dimostrato di essere un gruppo coeso e di talento, che può e potrà affrontare temi di tutti i tipi con focus più delineati.

Marta Zannoner, giuria critica Crashtest 2019

 

 

di/con Serena Gatti e Raffaele Natale
versi Serena Gatti
musiche originali Raffaele Natale

compagnia Azul Teatro

 

Icaro vorrebbe essere mortale ma non parla la lingua della terra. Desidera ciò che non conosce e mendica normalità. Rimane, inconsapevole suicida, a cullarsi nei grovigli della sua mente inetta alla vita.

Alessandra Pace, giuria critica Crashtest 2019

 

Con Icaro Azul teatro ci dà conferma di come il teatro sia il luogo del possibile. Il labirinto smette di essere un luogo fisico e, rivisitando il mito, incarna tutte le paure della società contemporanea in cui Icaro è catapultato. In un mondo omologato, anche fallire è andare controcorrente e vivere è l'atto più coraggioso e insieme rivoluzionario con cui rispondere allo schianto.

Giulia Sanna, giuria critica Crashtest 2019

 

Lo spettacolo rivisita il mito di Icaro, restituendolo al pubblico sotto una nuova luce, che trae ispirazione da studi che deviano dall’idea di un arrogante figlio di Dedalo. Icaro è vivo, sopravvissuto alla caduta. Il suo volo vicino al Sole era stato voluto non per il desiderio di andare oltre ai limiti, ma per la paura di vivere. Una paura limpida e chiara a tutti.

Marta Zannoner, giuria critica Crashtest 2019

 

 

 

 

di/con Siro Guglielmi
coreografia e performance Siro Guglielmi
musiche Alessio Zini e Cristiano de Palo
costume Siro Guglielmi

 

Pink Elephant è un salto in una stanza vuota. Esplorazione danzata delle possibilità di movimento, evasione dalle gabbie della mente che rifugge la compiutezza del gesto e trova conforto nell'insensata bellezza di un corpo.

Alessandra Pace, giuria critica Crashtest 2019

 

Di Pink Elephant colpisce la serenità con cui Siro Guglielmi afferma la sua consapevolezza di essere "solo" un ballerino sul palco, privando la scena di qualsiasi altro elemento artistico capace di dare alla sua performance una maggiore centratura nella categorizzazione di  "spettacolo teatrale" a cui si è abituati. Probabilmente troppo acerbo come attore; più che maturo come ballerino (tecnica ineccepibile anche per i non addetti ai lavori); confuso quanto basta sceglie un titolo, Pink Elephant, che al posto di fornire chiavi interpretative accresce i dubbi e fa smarrire la bussola.

Giulia Sanna, giuria critica Crashtest 2019

 

Uno spettacolo che parla di un’evoluzione personale. Parte in silenzio, con il protagonista e unico personaggio che danza in compagnia della sua ombra, spalle al pubblico. Il percorso si conclude in un’esplosione liberatoria, in cui finalmente arriva il confronto diretto con gli altri, fiero e onesto.

Marta Zannoner, giuria critica Crashtest 2019

 

 

 

 

Vince i premi del Pubblico e della Giuria Artistica la compagnia C&C company con lo spettacolo Beast without beauty.

La Commissione costituita dalla Giuria Artistica e dalla Giuria Critica si è riunita e dopo una lunga e animata discussione ha deciso di attribuire il riconoscimento al lavoro più completo e più maturo. Per aver al meglio interpretato e tradotto scenicamente il tema del gioco del potere, con un linguaggio articolato e limpido, grande densità di riferimenti culturali leggibili da ogni tipo di pubblico e un pieno sviluppo di tutte le possibilità espressive, il Premio Crashtest Festival 2018 viene assegnato allo spettacolo "Beast without Beauty" di C&C company. La Commissione ritiene inoltre di segnalare espressamente la capacità culturale manifestata dalla Compagnia, che intende ampliare il progetto con il coinvolgimento di altri artisti e forme quali scultura e fotografia, utilizzando il tea-tro in modo proattivo.

 

regia e drammaturgia Sofia Bolognini
musiche originali e aiuto regia Dario Costa
con Aurora Di Gioia, Giorgia Narcisi, Daniele Tagliaferri, Andrea Zatti
coaching Andrea Pangallo
ricerca sociale Daniele Panaroni
organizzazione Anna Ida Cortese

 

 

<Il futuro che vorresti. Si, il futuro. Nel senso, per quello che sei ora, come ti vedi nel futuro? Ah, ho capito. E cosa sei disposto a fare? Voglio dire, chiunque metterebbe un cappotto verde di struzzo se il giorno dopo tutti comprano quel cappotto verde di struzzo. Non chiunque, certo – ma si! -, a te non ti dona, non ti ci vedi dentro… e allora in che cosa? Si, ho capito, ma non vuoi lavorare? Intendo dire, lascia stare queste menate, non sei più un bambino, non si gioca, non ci si diverte, non ci si copre e si riscopre, non c’è un rito, non c’è il collettivo, non c’è niente da dire – a chi, poi? -: è tutto passato, lascialo andare, stai nel presente che almeno guadagna. Tu vuoi lavorare, in teatro. Ecco, bravo. E allora: cosa sei disposto a fare? …per
essere te stesso... Tutto, si? Anche morire, bene! È ciò che cercavo. Fammi vedere! Fammi vedere che cosa sai fare. Cambia registro, sii più attuale. Comincia a farti notare, fai il cane. Il verme. Il maiale. …il male. La sete. Il potere.>
E a quel comando si toglie il costume, scende dal palco. E si siede in poltrona.

ELENA ZETA | Giuria

 

In St(r)AGE il pubblico è il vero destinatario dell'azione scenica, perché come ci ha insegnato più volte la storia, le rivoluzioni partono dalle masse e i pensieri più profondi sono quelli di pancia che arrivano diretti al cuore. Strage è una domanda a cui stavolta tocca rispondere. Due possibilità e una sola responsabilità che riguarda tutti, nessuno escluso.

MARTINA COLUCCI | Giuria

 

“St(r)age” è uno spettacolo con Aurora Di Gioia, Giorgia Narcisi, Daniele Tagliaferri e Andrea Zatti, per la regia e drammaturgia di Sofia Bolognini. Alla base del lavoro della compagnia “bologninicosta” c’è un progetto di ricerca sociale, con interviste con giovani attori e registi i cui dati raccolti sono stati sintetizzati in questo allestimento performativo mediante una storia inventata. Si mostra, con un linguaggio senza sconti (forse troppo hardcore) il lato
peggiore del “dietro le quinte” dell’ambiente teatrale, nella gavetta, spesso umiliante, nella smaniosa ricerca di un posto di lavoro e di una speranza, con personaggi addolorati, confusi ed isolati. Ne esce una immagine di questo contesto teatrale, ben lontana dall’ideale trionfo di arte e bellezza, ma, di gran lunga, più simile ad un ring dove prevalgono la violenza, le offese, le aggressioni. Il rischio di un (seppur finto) suicidio di massa c’è, in un momento di alta tensione, con tanto di attori schierati davanti alla platea a fine spettacolo, con una pistola giocattolo in mano e un timer per il conto alla rovescia proiettato sullo schermo. Due persone del pubblico si alzano e invitano i protagonisti a deporre le armi. Il teatro, nel senso più alto, non può e non deve morire.

LAURA GUARDUCCI | Giuria

 

Quattro attori sulla scena, due piani narrativi paralleli, un unico dispositivo drammaturgico: ST(r)AGE di bologninicosta. La ricerca artistica di Sofia Bolognini, regista e drammaturga, insieme al sound designer e ricercatore sociale Dario Costa, associa il modus operandi proprio delle scienze sociologiche allo studio delle arti performative in una sinestesia scenica al cui centro vi sono le dinamiche sociali e personali dei lavoratori e delle lavoratrici che vivono nell’instabilità giuridica, economica ed emotiva all’interno – o all’inferno – del mondo dello spettacolo dal vivo. La narrazione delle parabole esistenziali dei personaggi archetipici, o attori sociali, delineati nello spettacolo per le vesti attoriali di Aurora Di Gioia, Giorgia Narcisi, Andrea Zatti e Daniele Tagliaferri, confluiscono in un allestimento scenico dall’alto coefficiente di sperimentazione artistica, che prima lacera e annienta ogni parvenza d’umanità e infine offre al pubblico la possibilità di decidere della possibile rinascita o della definitiva morte del Teatro.

EDOARDO BORZI | Giuria

 

 

creazione originale Carlo Massari
con Carlo Massari, Emanuele Rosa, Giuseppina Randi

 

Nel nuovo spettacolo Beast without beauty ritornano i temi costitutivi dell’estetica di C&C company attraverso la costante dialettica fra i corpi come pratica di scrittura drammaturgica e l’arte scenica del performer come conoscenza di sé e portatrice di una memoria collettiva. Il linguaggio adottato da Carlo Massari si offre a un doppio uso, dando la possibilità di lavorare per astrazioni e nello stesso tempo permettendo di fare ricorso a frammenti della cultura artistica europea, dalle composizioni di Wagner ai testi di Brecht e di Beckett, come segni eterocliti da inserire nella complessità dell’opera. Nel duello scenico, in cui vi è in palio l’affermazione di un ruolo, di un’identità e in generale la sopravvivenza degli individui, Carlo Massari ed Emanuele Rosa plasmano e reificano il tema del potere dando vita a un evento teatrale come un momento dove attori e spettatori, riconoscendosi nella spaventosa ferinità dell’essere umano, partecipano ad un vitale processo comunitario di apprendimento.

EDOARDO BORZI | Giuria

 

La crudeltà nelle relazioni e meccanismi di potere, legata al tema “Domino” scelto per la settima edizione di Crash Test al Palalido a Valdagno, è stata sviluppata dalla bresciana C&C company attraverso la danza. In “Beast without beauty” (“bestia senza bellezza”) i danzatori e performer Carlo Massari ed Emanuele Rosa, sotto lo sguardo del personaggio osservatore , immobile ma presente, di Giuseppina Randi, riescono completamente, con i loro movimenti, sguardi ed effetti sonori, nell’intento di rappresentare la violenza borghese, dove, nella rincorsa per un ruolo di prestigio sociale, tutti lottano contro tutti e dilaga un perverso desiderio di possesso sessuale. L’unico deterrente al non aggredire l’altro è, in un ambiente dove regnano l’apparenza e la finta buona educazione, il timore superficiale di non sbavarsi il trucco o rovinarsi la messa in piega. Ed ecco, quindi, che anziché a colpi di coltello, la guerra nascosta e repressa, fino all’implosione finale, si gioca a colpi di cinismo, meschinità ed opportunismo.

LAURA GUARDUCCI | Giuria

 

Un’ombra. Un’ombra luminosa danza nel mattino. Un cervo. Meraviglioso cervo selvaggio, creatura mitica e sacra, creatura nobile simbolo di bellezza. Io ti voglio. Imbraccio il fucile: BOOM! BOOM! BOOM! Un cervo. Meraviglioso cervo imbalsamato, testa regale e ornamentale, trofeo prestigioso simbolo di sacralità. Resta con me, lasciami far danzare il tuo cadavere per farmi compagnia, resuscita e amami, fammi toccare i tuoi lunghi capelli biondi, fammi vedere che mi ami, con la tua pelle bianca, e che sei vero e che sei mio – nobile, sacro cervo estinto! Lei ci guarda. Ci guarda e festeggia immobile, non un fremito, non un gemito. Io posso far vivere uccidendo, lo vedi? Io posso. Io posso e io posso. E lo voglio dire a tutti che io posso. Io posso e lo dirò a tutti che io posso e che solo l’imprevisto può interferire, mi può guidare, mi può dialogare e, per un momento, destabilizzare. È solo un momento, non preoccuparti, fidati di me, anche se la parrucca è caduta, i baffi saltati, vieni con me, e dillo con me che io posso – tu puoi con me, dai! -, tanto lei non ci guarda,
tanto lei non parla, congratuliamoci, sacralizziamoci, tanto lei… TOC! No. No che non si è mossa. Tu l’hai vista? E allora, no. Non è successo niente. Brindiamo.

ELENA ZETA | Giuria

 

In "Beast without beauty" della C&C company si racconta di come il potere senza un debole non può esserci e questo leit motiv ci viene ricordato in ogni sequenza della performance. Un abbraccio ed un bacio si possono trasformare in una stretta di mano di convenienza. La fluidità dei movimenti e l'espressività dei performer arricchiscono e completano lo spettacolo. La risata di una bambina in sala ci ricorda quali sono le priorità della vita di ciascuno. E forse, ha capito più lei dello spettacolo, che noi adulti.

MARTINA COLUCCI | Giuria

 

 

 

MACBETH
aut Idola Theatri

da W. Shakespeare

con Dalila Cozzolino
drammaturgia e regia Dalila Cozzolino
aiuto regia Rachele Minelli
luci e suono Giacomo Cursi

produzione Compagnia Ragli
co-produzione Sala Romateatri

 

Nel monologo “Macbeth”, Dalila Cozzolino della romana Compagnia Ragli padroneggia il palco e cattura l’attenzione del pubblico, a cominciare dalla gradevole impostazione della voce e dalla cura della dizione. L’attrice convince per la spiccata capacità di portare in scena, con abilità tecnica e forza comunicativa, una versione, tutta interiore, della tragedia di William Shakespeare. Momento dopo momento, attraversa, quindi, quasi in un viaggio psicologico, gli stati di coscienza di Macbeth, in un mondo fatto di visioni. Facendo perno sulla battuta fondamentale “Salute a te, che un giorno sarai re”, Cozzolino fa capire come una frase possa rivoluzionare una vita e sa rendere manifesto l’immenso potere creativo di questo personaggio dalle mille sfaccettature, nella sua libertà spaventosa di immaginare, che diventa, però, anche pericolosa solitudine. Raffinata la scelta delle musiche, solo apparentemente a contrasto con il contesto, che accentuano i diversi stati emotivi del personaggio. Risultano d’effetto i giochi di luce, che aumentano l’intensità della rappresentazione, che si dimostra, nella sua interezza, di alto livello, nel far “sentire oltre il sentire, vedere e mostrare ciò che non c’è”.

LAURA GUARDUCCI | Giuria

 

Partendo dal capolavoro shakespeariano, la Compagnia Ragli porta in scena uno studio intorno all’opera di Francis Bacon “Novum Organum”, in cui è presente il concetto di idola theatri, descritto come la facoltà di immaginare dei mondi fittizi da palcoscenico, una possibilità di vedere la realtà come intrisa di presagi, scopi e fini. Lo spettacolo, imperniato sulle notevoli abilità di Dalila Cozzolino – attrice e regista della pièce – si avvale di un apparato scenico immaginifico, valorizzato dal disegno luci di Giacomo Cursi, in cui ogni elemento è funzionale al racconto di una dimensione altra dove la tragedia si è già consumata, dei personaggi del Macbeth rimangono solo elmi appesi a un esile filo e brandelli di versi sparsi. Una battaglia sanguinaria per l’ascesa sul trono o per la conquista della scena da abitare col proprio corpo e la propria voce come i re, come gli attori.

 

EDOARDO BORZI | Giuria

 

Che potere ha un attore sul palcoscenico? E che potere ha un uomo sulla sua vita? Maschere e fantasmi, incedere di passi, tanto fascino e magnetismo dell'attrice Dalila Cozzolino in "Macbeth - aut idola teatri" per raccontare un mestiere e una vita in costante conflitto con il potere e la responsabilità delle proprie azioni, in scena e nella vita. 

MARTINA COLUCCI | Giuria

 

Come una nuvola, un’Amleta nella tempesta che impazza, la strapazza nelle storie, nei personaggi, tra gli elmi di spiriti lontani, a corte – a corte! -, nei boschi, all’inferno – che fa un freddo cane in quest’inferno -; tra sguardi che la fulminano, eventi che la sospingono, desideri la fanno turbinare tra gli elementi di una tragedia già scritta, già fatta, già re-citata: è precipitata nel potere. “Salute a te, che un giorno sarai re”. La strega si morde la lingua, e Amleta si sguinzaglia la vita. E chissà della vita cosa capisce, cosa può afferrare?
Niente, nessuna goccia d’acqua ti resta in mano di questo fiume in piena, si può solo cavalcare, lasciarsi portare cercando di rimanere in sella. Scalcia la vita dentro di lei, scalcia la realtà sotto i suoi piedi, la brucia, la respinge. Chiede il conto, ma quale prezzo può mai avere un’esistenza? Amore – amore mio! -, la bellezza, la giustizia, l’infallibilità, la sensatezza, sono solo camere ammuffite di un albergo dai prezzi gonfiati.

ELENA ZETA | Giuria

 

 

 

 

di e con Elisabetta Granara, Giancarlo Mariottini, Sara Sorrentino, Carlo Strazza
Compagnia SNC GranaraMariottiniSorrentinoStrazza
in collaborazione con Il Gruppo di Teatro Campestre

 

Una struttura drammaturgica circolare, semplice ma diretta al punto. "Proclami alla nazione" della Snc Granata, Mariottini Sorrentino Strazza ecc. racconta la contingente necessità di far luce sul significato delle parole, il loro uso e di quanto oggi il contenitore sia più importante del contenuto. E ci riesce.

MARTINA COLUCCI | Giuria

 

I cani. I cani? I cani… i cani! I… cani. I cani…!
In quanti modi si può dire una cosa? Ma cosa dire, in qualsiasi modo? Dal nostro pulpito personale sorgiamo dal buio del mondo, e qualcosa la dobbiamo dire. Tutti dicono qualcosa. Ma cosa? Qualcosa.
Canottiere della salute, cibo, italianità, ombrelli, immigrati, kebab, fischi, fiaschi, studi e ricerche, potere, pallone, tornadi, razze, sudore, raffreddore, restiamo italiani. Dentro: il vuoto. Illuminato qua e là dai neon che ci passano sul corpo, avanzano come le parole ci scivolano sulla lingua per essere inghiottite dalle orecchie della folla in attesa. Di cosa? Di qualcosa. Qualcosa, anche di vuoto, ma che sia qualcosa. Meno male, Blondie, meno male che ci sono i cani. I cani? …i cani. I…cani. I cani!
E allora ululiamo tutti insieme.

ELENA ZETA | Giuria

 

Paradossale e grottesca ricostruzione delle pratiche persuasive esercitate dal Potere attraverso la comunicazione: "Proclami alla nazione" rappresenta il tentativo di mettere in scena il progressivo impoverimento del discorso pubblico in favore di una retorica tanto aggressiva quanto povera di significati attraverso l'esplorazione psicologica dell'individuo. In uno spazio scenico incontaminato, la compagnia Snc Granara Mariottini Sorrentino Strazza sfrutta a pieno le capacità comiche dei quattro attori per consegnare al pubblico uno spettacolo brillante che invita a riflettere circa la spaventosa deriva autoreferenziale della prassi politica in cui l’appiattimento dei temi e delle pratiche dialettiche sta conducendo alla paralisi intellettuale della società odierna.

EDOARDO BORZI | Giuria

 

Il lavoro collettivo “Proclami alla nazione” della genovese snc Granara Mariottini Sorrentino Strazza parte con buone intuizioni: esprimere, con chiarezza, il vuoto, la pochezza di contenuti di certi discorsi di politici (genericamente identificati) che, pronunciati solo per affermare la propria autorità, diventano lunghi minuti d’aria fritta, dai quali sembra non esistere via di scampo. Fino a qui tutto bene, il cammino si fa scivoloso, però, man mano che lo spettacolo prosegue e la ripetizione di luoghi comuni, unico modo usato da questi personaggi per comunicare, diventa fin troppo opprimente, con tempi eccessivamente lunghi. C’è sempre la speranza che il disco rotto di queste parole, volutamente senza capo né coda, torni a funzionare, ma, anche nel finale, con un “proclama” su un argomento che sembra interessare davvero il protagonista (i cani), la “redenzione non arriva, lasciando una sensazione decisamente amara.

LAURA GUARDUCCI | Giuria

 

 

 

 

La Giuria Critica della settima edizione di Crashtest è composta da:

 

EDOARDO BORZI - Theatron 2.0

MARTINA COLUCCI - Hystrio

LAURA GUARDUCCI - Il Giornale di Vicenza

ELENA ZETA - SabirFest